Nei secoli più di uno studioso ha sostenuto che il nostro pianeta sarebbe cavo al proprio interno e conterrebbe superfici abitate o abitabili. Storicamente queste teorie cominciano ad essere formulate in termini scientifici a partire dal XVII secolo.
Il primo è stato Edmund Halley, che nell'opera del 1692 “Philosophical Transactions of Royal Society of London” propone l'idea che la Terra sia formata da un guscio esterno spesso 800 km, da due gusci interni concentrici e da un nocciolo. La teoria di Halley era nata per cercare di spiegare alcuni risultati anomali ottenuti dalla bussola. Secondo gli studiosi L. Sprague de Camp e Willy Ley anche l'autorevole matematico e illuminista svizzero Eulero avrebbe sostenuto l'idea che la terra fosse cava. Un altro matematico, lo scozzese sir John Leslie, nel trattato “Elements of Natural Philosophy” del 1829 propone un'idea simile. La possibilità di un mondo sotto al mondo non contagia però solo gli uomini di scienza. Lo scrittore e politico inglese Edward Bulwer-Lytton sostiene nel libro del 1873 “Vril: The Power of the Coming Race” che l'interno della Terra sia abitato da una razza di superuomini. Anche il Nuovo Mondo viene colpito dal fascino e dal mistero che le viscere del nostro pianeta nascondono. Nel 1818 lo statunitense John Cleves Symmes Jr. avanza l'ipotesi che il guscio terrestre sia cavo e spesso 1300 km. Symmes ottiene grande rilievo sulla stampa dopo la proposta di una spedizione al Polo Nord per provare le proprie teorie, ma il progetto venne bloccato dall'allora presidente Andrew Jackson. Il mito della terra cava si diffonde così nel XX secolo. William Reed nel 1906 scrive “Phantom of the Poles” riportando a sostegno della teoria i racconti di alcuni famosi esploratori dell'epoca, tra cui Louis Bernacchi, Fridtiof Nansen, Karl Mauch, Adolphus W. Greely e Allen Henry. Dalle loro testimonianze Reed arriva a sostenere che i Poli non esistono, al loro posto si troverebbe un enorme buco che condurrebbe al continente interno. In “A Journey to the Earth's Interior” del 1913 Marshall Gardner teorizza addirittura l'esistenza di un piccolo sole al centro della Terra. Reed e Gardner hanno dato molta importanza agli esploratori polari che affermavano stupiti di trovare enormi iceberg di acqua dolce e non salata. Per entrambi l'unica soluzione possibile era che gli iceberg si fossero formati dalle acque dei fiumi del continente interno. Willis George Emerson nel libro “Il Dio fumoso” (1908), ha riportato la storia che gli ha riferito un pescatore norvegese di nome Olaf Jansen. Olaf insieme al padre avrebbe raggiunto il mondo sotterraneo e visitato le città del mitico regno di Agarthi. Temporalmente più vicino a noi Francis Amadeo Giannini pubblica nel 1959 “Worlds beyond the Poles: Physical Continuity of the Universe” in cui si sostiene che nel 1956 unità della Marina Militare degli Stati Uniti abbiano raggiunto il continente interno. Tutti questi indizi non formano una prova, però almeno per una volta il mistero non arriva dello spazio ma sbuca da sotto i nostri piedi. Riccardo Zammarchi

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