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Racconti: La maledizione del teschio - 8^ puntata.
Postato il Thursday, 04 February @ 12:41:10 CET di admin

I gradini di pietra scura, consumati sui bordi, trasudavano umidità, mentre i nostri passi insicuri risuonavano nell’oscurità, solo in parte diradata dalla luce giallastra delle nostre lampade. Un forte odore di marcio e la polvere che si stendeva come un velo su ogni cosa, ci confermarono la difficoltà del sopralluogo che avremmo dovuto effettuare. 


Mi affiancai al signor Bettiscombe, che guidava il gruppo insieme a Jeeves. Subito dopo di me, poi, seguivano il signorino Mason ed Arnold, che a questi dava braccetto, essendo impossibilitato, per via del suo braccio, a sopportare l’ingombro della lampada.
-Caro Price, spero che non s’indisponga nei miei confronti per il deprecabile stato in cui versa questo luogo, del resto, se non fosse stato per il suo interessamento, avrei continuato ad ignorarlo e sarebbe così rimasto chiuso per altri cento anni…
Gli battei una pacca sulla spalla.
-Qui sotto c’è proprio la giusta umidità per i suoi barili di amontillado, Rodger, deve convenire con me sul fatto di adattare anche questo livello delle cantine alla sua preziosa collezione di vini…
-Uhm, non ha tutti i torti, amico mio…certo…si potrebbe fare… ci penserò su quando tutto sarà finito!
-Già, ma cerchiamo di trovare il vecchio gabinetto alchemico, adesso.
E così dicendo, sollevai la lampada fin sopra la mia testa, aguzzando la vista. Stavamo percorrendo un lungo corridoio diviso a tratti da bassi archi in pietra, sullo stesso schema e con la struttura delle cantine del primo livello. Anche qui, cianfrusaglie d’immemore antichità, erano depositate in ogni dove. Ad un tratto, ebbi un’esclamazione di stupore nel notare, sulla parete alla mia sinistra, una porticina molto bassa, con una grezza maniglia di ferro.
Sul legno, ben visibile ancora, vi era disegnata, o meglio graffiata piuttosto rozzamente, una stella a cinque punte dominata da un occhio.
-Il segno di Elder! - dissi, e mi avvicinai alla porta indicando meglio il disegno ai miei compagni. Bettiscombe e gli altri si avvicinarono incuriositi, facendo luce con le lampade.
-Questo qui, è uno dei quattro simboli protettivi usati nella pratica della magia nera e descritti nel Libro del Comando di Cornelio Agrippa!
-Abbiamo trovato il gabinetto alchemico?- Rispose Bettiscombe, aggrottando le sopracciglia.
-Credo di sì…ma la porta sembra incastrata…se forse spingiamo…ecco così…si muove!
Scricchiolando sui cardini ormai divorati dalla ruggine, la porta non tenne il suo stesso peso, e con un tremendo fracasso, crollò a terra, sollevando una densa nuvola di polvere che fece tossire tutti.
Coprendomi la bocca con il fazzoletto, entrai cautamente nella stanza. La luce della mia lampada illuminava numerose mensole fissate alle pareti, ingombre d’oggetti resi anonimi dalla polvere, mentre un tavolo molto lungo, a sei gambe, occupava il centro della sala ed era ricoperto da calcinacci.
Ci accorgemmo, infatti, che una parte del soffitto era crollata ed aveva formato un grosso, irregolare, squarcio scuro. Sul tavolo, numerosi libri, alcuni aperti, davano l’impressione che attendessero ancora d’essere consultati dal suo possessore. Riuscii ad individuarne qualche titolo, ma erano in uno stato pietoso, aggrediti dalle muffe e divorati dai parassiti.
Il signorino Mason, mise le mani su alcuni alambicchi che poggiavano su degli anelli di ferro, disposti in serie, secondo la grandezza. Fu, però, immediatamente redarguito prima dal padre e poi dal dottor Betsinger:
-Per favore signorino Mason, non tocchi nulla, le preoccupazioni di suo padre non sono infondate! Io vedo qui metri di muffa che ricoprono ogni cosa, c’è polvere, e quegli alambicchi potrebbero aver ospitato anche delle sostanze velenose! Quindi, cerchiamo d’esser prudenti e non tocchiamo ogni cosa! Mi rivolgo a tutti…anche tu Robert, con quei libri. Fai attenzione!
-Hai ragione, non è prudente toccare…ma guarda qui! Questa è un’edizione del Malleus Maleficorum, datata 1708! Se la portassimo a Jean Frantes chissà se riuscirebbe a restaurarla…ma, purtroppo, vedo che le pagine si sfaldano, che peccato!
Libri di magia nera, curiosi alambicchi, simboli alchemici e rituali disegnati tutt’intorno alle pareti. Continuavo a girare per quell’ambiente spazioso e non nascondevo la mia meraviglia, di tanto in tanto riconoscevo qualche simbolo e lo additavo a Betsinger, altre volte mi soffermavo ai bordi del tavolo cercando di decifrarne le minute lettere che, come una cornice, ne percorrevano i bordi: ma non riuscii a capirci nulla, giacché si trattava di un tipo di scrittura cifrato.
Nel corso di questo esame, i miei occhi furono attratti da uno scintillio prodotto dal riflesso della luce della mia lampada su di una superficie rettangolare, molto levigata, che affiorava ad un palmo dal pavimento, proprio sotto, ed al centro del tavolo. -Qui c’è qualcosa…- Mormorai, e m’inginocchiai, indirizzando il fascio di luce verso lo strano rettangolo scuro. Con la mano, scostai la polvere che ne ricopriva la superficie solo per costatare che si trattava della famosa lapide nera citata dal testamento. Con lettere molto piccole, v’era inciso l’intero epitaffio, mentre un foro laterale indicava chiaramente il punto in cui, facendo pressione per mezzo di una leva, si sarebbe potuto sollevare il marmo.
-Di cosa si tratta? - Chiese Rodger Bettiscombe, avvicinando il suo viso sudato al mio.
-Si tratta della “lapide nera”! Siamo sulla buona strada per risolvere questo caso…solo che mi occorre una leva per sollevarla…- Gli risposi.
-Ha, dunque, intenzione di vedere cosa vi sia…sotto? - Continuò il signor Bettiscombe, la voce rotta da un improvviso timore.
-Credo che ciò sia indispensabile. Mi procuri qualcosa per sollevare questo marmo…coraggio!
-Provi con questo, signor Price! - Jevees intervenne nel discorso, inginocchiandosi sotto al tavolo ed offrendomi uno di quei caratteristici coltelli da tasca, con la lama pieghevole. Feci leva con la lama, inserendola nel foro praticato al lato della lapide, e riuscii a sollevarla, anche se con qualche difficoltà. Illuminai, allora, cautamente lo spazio sottostante appena scoperto e rimasi sorpreso nel costatare che la luce della lampada mi veniva restituita indietro, con un bagliore luminosissimo!
-Che diamine…uno specchio? - Continuai ad agitare a destra ed a sinistra la lampada, per accertarmi della mia impressione, mentre ormai erano tutti carponi sul pavimento, a fissare quel gioco di luce che continuava a proiettarsi innanzi ai nostri occhi.
Presi, alla fine, coraggio, ed allungai la mano, fino a quando le mie dita, tese come bacchette, sfiorarono quella liscia superficie rifrangente, leggermente convessa.
Mi resi conto che lo specchio occultato dalla lapide, aveva le dimensioni di un pugno e che era stato incastonato in un anello di metallo, saldamente ancorato al suolo. Tutt’intorno all’anello, la polvere, smossa, rivelò delle incisioni molto simili alle lettere che avevo avuto modo di osservare lungo i bordi della tavola. -Non so che ruolo svolga questo specchio, amici miei, e non so se sia stato un bene o un male sollevare questa lapide…ma il dado è tratto e se riuscissimo a forzare l’anello di metallo, potremmo studiare questo curioso oggetto con più attenzione…- Mentre dicevo così, inserii la lama nell’incastellatura metallica, cercando di averne ragione, ma lo specchio, come fosse cosciente dell’operazione che stavo cercando di compiere, divenne improvvisamente più scuro della stessa notte.
In quell’istante, un mormorio molto sommesso si produsse nello spazio circostante e provammo la sensazione di essere sospinti da mani invisibili all’indietro, lontano dallo specchio.
-Qualcosa sta per accadere! Forse è meglio guadagnare l’uscita, svelti!
Scattai in piedi, afferrando Rodger per il braccio. Mason si mosse subito verso la porta, ma si arrestò bruscamente dopo pochi passi…
-Dannazione, s’è spenta!- Urlò, e iniziò ad armeggiare istericamente con la sua lampada. Fu quello l’inizio di un altro episodio molto strano, che ci gettò nel panico al pari delle urla del teschio, perché nello stesso istante, le fiamme delle altre lampade a petrolio che avevamo con noi, cominciarono ad ondeggiare sempre più forte, come in preda a forti raffiche di vento…
-Che il diavolo mi fulmini! S’è spenta anche la mia…- Gridò, esterrefatto, Rodger Bettiscombe, fissandomi con estrema apprensione.
-Via tutti di qui! Presto!- Mi lanciai verso la porta.
-Se rimaniamo senza luce siamo in bell’imbarazzo!
A fila indiana, spaventati, percorremmo il corridoio. Anche la lampada di Jeeves si spense, e tutti mi si strinsero intorno. Con la luce dell’ultima lampada, sempre più flebile, raggiungemmo la rampa di scale che conduceva al piano superiore. Jeeves era in testa a tutti, e non appena mise piede sul primo gradino, con un lento cigolio, la porta cominciò a chiudersi.
Rimase così sbalordito dall’evento che i suoi piedi s’inchiodarono alla scalinata. Saremmo di certo rimasti prigionieri al buio, se, con uno scatto disperato, il signorino Mason, salendo a due a due i grossi gradini di pietra, non avesse fermato la porta con il piede, impedendole di chiudersi del tutto.
Bagnati di sudore e tremanti, risalimmo al primo livello richiudendo la porta alle nostre spalle.
-Santo Dio! Ma cos’è stato? Una corrente d’aria? Sto tremando tutto…- sbottò il signor Bettiscombe, fortemente scosso.
-Io credo che sia molto improbabile…
Gli rispose di rimando Arnold.
Ma non era finita qui, perché udimmo una risata terribile, proprio alle nostre spalle, che sembrava essersi sprigionata dalle soglie stesse dell’inferno!
A quel punto, miei cari lettori, ci assalì il panico più puro, e fuggimmo a gambe levate dalle cantine.

(c) 2003-2010 by Pasquale Francia, diritti riservati


 
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